Elidere Elisa, perché i look di Sanremo non mi hanno convinta!

Le cinque mise in Total White indossate da Elisa Toffoli e firmate Valentino…eleganza eterea o femminilità inodore?
21 anni fa sul palco dell’Ariston Elisa vestiva dei semplici abiti bianchi che disegnava lei, nella volontà che la sobrietà dei suoi look sapessero rispecchiare la Sua poetica, un “non colore” e al contempo tutti i colori, il bianco, che non portasse via l’attenzione del pubblico da ciò di cui Elisa si faceva strumento, la sua arte.
A 24 anni Elisa vince Sanremo con “Luce”, la canzone con cui racconta della fine di un amore attraverso la “luce”, appunto, della sua poetica un po’ metafisica che ha plasmato di lì in poi ogni passo della sua straordinaria carriera.

Quest’anno l’artista è tornata per la prima volta in gara dopo il glorioso debutto nel 2001 e questa volta a vestirla sono gli abiti del direttore creativo di Valentino Pier Paolo Piccioli.
Cinque mise in Total White per celebrare un’icona italiana contemporanea, non a caso in “continuità cromatica” con la filosofia del suo debutto. Tutto perfetto. Gli abiti taglio vivo senza spalline, il blazer taglio maschile e i vestiti da divinità dei boschi sembrano l’interpretazione più matura di quella stessa artista che 21 anni fa preferiva i piedi nudi, perché dall’abito vuole un manifesto della Sua arte, ma senza esserne sovrastata.

Tutto giusto, eppure tutto questo non mi ha convinta…
Tutto sembra giusto … ma Lei, Elisa, dal palco dell’Ariston non mi arriva! Troppa arte applicata all’arte o meglio all’artista!
Mi arrivano le intenzioni …
Mi arriva la maschera di seta della sua dolcezza.
Mi arriva la sua proverbiale generosità, almeno in scena, ove in una delle performance fa emergere la ballerina … più di Lei!
Ma mi arriva anche, a dispetto della canzone, un modello inodore di distante femminilità.
Il bianco è il colore sì … della ‘luce’, della purezza, ma anche della negazione e della dissolvenza!
Pertanto la neutrale purezza l’abbiamo evocata ma Elisa … mi pare negata e dissolta in un’ambizione stilistica avulsa da qualsiasi consono sentimento autopercettivo e di corretta interpretazione della sua personalità e femminilità.

L’anima rock di Elisa, ben rappresentata solo dai gioielli indossati, che da sempre tanto specularmente quanto simbioticamente si accompagna alla sua giovanile grazia, la Maison Valentino a mio avviso, non è riuscita a farla emergere. Anzi non sono emerse né l’una né l’altra. E la purezza tanto acclamata è apparsa in virtuosismi simbolici che mi hanno evocato un po’ una ‘suora ricca‘ e un po’, ma non abbastanza, una ‘squaw’ (formula stilistica per altro a Lei consona se indagata però con amor proprio e non ironica respingenza del femminile)… tra lo stile dei capelli, le pennellate bianche sul viso e i piedi nudi … che invece in quel contesto meglio avrebbero fatto ad indossare un bel paio di anfibi bianchi!
Tendenzialmente l’abito ti sovrasta quando non ti rappresenta… Ma non rappresentarsi non significa non rappresentare una nostra ‘filosofia’ magari adottata, ammirata o sognata ma quando l’abito non rappresenta degli aspetti intrinseci e fondanti della nostra natura, carisma e personalità. Soprattutto quelli preponderanti nella nostra conscia sovente ma, ancor più, inconscia formula espressiva. Altrimenti l’abito, il look, lo stile … diventano mera rappresentazione di un concept … sovente adottato per esprimere, eventualmente con stile o eleganza, ciò che non riusciamo o peggio rifiutiamo accettare di noi.
Nel caso di Elisa, che stimo molto sotto il profilo umano e del cuore e da mera spettatrice riconosco un’ umiltà ed altruismo tanto preziosi e rari quanto la sua sensibilità artistica, è altrettanto evidente che il rapporto della cantante con il suo aspetto … a me pone dei quesiti.
Se lei è bella … fa finta di non averne cura e con manierismo si pone in una comoda modalità anticonformista, sempre, fondamentalmente, perché pare non credere di essere bella.
Bellezza e femminilità da Elisa sono trattate come due pupazze un po’ senza valore … a discapito in certe situazioni di un’efficacia e coerenza stilistica in termini di comunicazione, maggiormente impattante della sua personalità femminile più autentica.
Dunque stilisticamente, sul palco dell’Ariston è tutto giusto se non perfetto … ma è proprio così giusto per lei?
Mentre pienamente interpretando l’anima rock e la follia di ragazza eternamente libera dell’artista … a mio avviso la rivista Rolling Stone ‘ci ha preso’ molto di più!
Forse a ben riflettere Elisa dovrebbe andare nuda sul palco … o di pochi veli vestita, se proprio vuole essere pienamente sé stessa con tutta la sua luce e con tutte le sue vulnerabilità, taciute e con la seta mascherate, invece di chiedere a troppi ‘maestri’ di interpretare il suo’ concept’ … quando Elisa, la Donna, la Star … dov’è?
Un “non colore” e al contempo tutti i colori, un tempo voluto affinché non portasse via l’attenzione del pubblico, oggi è riuscito pienamente nel medesimo ma speculare intento: i due soggetti, l’artista e il suo griffato abito bianco…, quasi si elidevano a vicenda … ma l’abito bianco in questo caso, a mio giudizio, ha eliso Elisa!

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ALESSANDRA BELOTTI
Torinese di nascita, milanese di adozione. Una carriera da fotomodella e indossatrice, svolta per quindici anni presso le più prestigiose agenzie, nelle più importanti capitali della moda nazionale ed internazionale.
Gli anni accanto ai grandi Maestri della Moda, unitamente agli studi in Architettura al Politecnico, hanno condotto Alessandra Belotti a veicolare, in altrettanti quindici anni di attività, tutto il bagaglio acquisito in tale magico ambiente, nel potenziamento e cura della Consapevolezza Estetica e Comunicazione Stilistica della Persona, attraverso lo sviluppo di un segreto oggi da lei chiamato il Tu Esponenziale, il suo Metodo.




