Magrezza quale bellezza: perversioni da passerella
Quella volta furono 10 centimetri, una spina nel fianco ed una nel cuore. Mentre altre volte a decidere se avresti lavorato o meno erano anche solo due… i centimetri!
Krizia, Karl Lagerfeld, Fendi, Versace, Ferré…sono tanti i nomi per i quali ho avuto l’onore di sfilare, era la moda degli anni ‘80/’90 l’Olimpo dei Couturier Italiani.
Dieci centimetri.
Mi mancavano almeno dieci centimetri per riuscire solo ad accostare i due lembi anteriori di quella morbida giacca in lana bouclé color salmone, di un noto couturier francese.
E dire che in quel periodo con la mia sudata taglia 40 “vantavo la mia magrezza storica”.
Pertanto, forte di questo, oso l’inosabile, e quando al suo alter-ego in Italia faccio presente d’essere pelle ed ossa, lei esordisce con un tanto tragico quanto sinistro lapsus:
– Ma LUI le vuole senza ossa!!
– Come senza ossa??!?
– Sembra impossibile vero? Eppure loro sono proprio così, sottilissime, come dei fili che camminano, eteree,
piene di grazia …
In un misto tra l’offeso nel vedere con tanta superbia rifiutato il mio più che decoroso scheletrino e l’immaginare le mie giovani colleghe disossate nella “dorata fossa dei leoni” esibire il midollino … mi è tornato in mente il complice suggerimento di un altrettanto famoso couturier italiano che in preparazione ad una sfilata a me e ad un gruppo di mannequin, disse:
– Ragazze, se volete lavorare dovete fare la fame!
Ma poi, vai al cinema, accendi la tv, oggi ‘scrolli’ sui diversi profili Instagram … ed è evidente che da sempre vi sia una diffusa convenzione secondo la quale della donna piace una certa forma di polpa. E quanto più i gusti declinano al maschile tanto più alla donna in questione si richiede, vera o falsa, “polposa dimensione”.
Dunque, mentre la moda suggeriva e suggerisce eleganti ed eterei midollini, il cinema …e soprattutto la televisione (italiana) propongono modelli femminili … pro-libido.
Le riviste di moda sono da sempre abitate da ninfe minorenni che marinano la scuola (accompagnate dalle madri) per apparire e con ostentata disinvoltura assumono atteggiamenti destinati a divenire presto un fatto di costume, e dunque d’insegnamento, per chi osserva le immagini pubblicate.
Ma le donne, o meglio la maggior parte delle donne … chi sono?
Ci sono? E se ci sono dove sono? Pare non di certo al cinema, in televisione o sulle riviste … Perché?
Certo oggi ci sono nuovi e più democratici immaginari, le modelle curvy, arrivano le barbie di colore o col bacino a mandolino, e le sportive in copertina su VOGUE.
Eppure noi donne, nell’intimo dei nostri cuori, abbiamo veramente superato quell’eterno disagio associativo tra ciò che ci richiedono di essere e invece siamo? Magari incastrate nel ricordo di quelle Silhouette femminili che da bambine i nostri padri commentavano generosamente davanti alla TV…
Sotterrate, immerse da immagini, icone, le cui Silhouette, appunto, sono tutt’ora rimaste troppo larghe o troppo strette per i nostri panni. Verrebbe da domandarsi se una volta raggiunta e incarnata la nostra musa non ne rimarremmo comunque deluse.
La bellezza è un multiforme principio universale che spesso si cita, ma al quale molto meno spesso siamo abituati a pensare. Guardiamo ma non contempliamo e dunque non apprezziamo perché viziati da quei canoni che, ah maledetti Greci!, sin da tempi immemori plasmano il nostro modo di guardare all’altro e dunque a noi stessi.
Ma forse dovremo fare un passo indietro, o dentro, e chiederci, che cos’è realmente bello?
All’inizio vi parlavo di dieci centimetri di giacca in meno, o due centimetri che, a 20 anni quando tutto questo significava lavorare o non lavorare, sentirsi accettata o meno, avevano il potere di torturarmi. Dieci o due centimetri che oggi come nella migliore delle leggi del contrappasso non sono più un problema, oggi che le morbidezze vorrebbero serenamente indugiare sui miei fianchi, le mie amiche regolarmente esordiscono con “Alessandra, come sei magra!”
AH AH AH! Sornione destino. Una vita nella moda ed un corpo costantemente fuori tendenza.
Che fare, affliggersi nel paradossale essere costantemente fuori moda?
La Vita come la Bellezza è ispirazione!
Così, scesa dalle passerelle, comprendendo profondamente gli equilibri che inconsciamente si annidano nel sentirsi inadeguati e le emozioni di sottile dolore intrappolato che nel tempo, subdolamente mentendo, possono bloccare il potenziale di un essere umano, nel 1993 ho tout court fondato Vanity Consulting!
Un Metodo che nato dall’esperienza su quelle luccicanti passerelle, dorato traguardo quanto pericolosa trincea, ancora oggi ha mantenuto la sua formula aurea condurre la persona fuori dal labirinto, nell’ identificare con chiarezza e a prescindere… lo spazio di Bellezza Personale che occupa nel mondo, donandone autentica visibilità attraverso un personalissimo canale di Strategia di Comunicazione dell’Aspetto…il Proprio!
Rendendo ogni movimento nello spazio, ogni pennellata di fard o scelta di abito un amorevole gesto che conduca la persona ad essere consapevolmente sempre icona di sé stessa e di nessun altro! Perché …
“Sedurre è una questione di feeling … soprattutto con Sé stessi!”
Dunque, “magrezza…..quale bellezza”?


