L’Abito come Armatura: l’invisibile confine tra maschera che protegge e cliché che omologa.

Sovente si è riflettuto su quanto opportuno sia che “I Tuoi abiti debbano rivelare chi Sei, comunicando il meglio di Te”.Un concetto nobile, che rischia però di divenire parziale se osservato da un’unica angolatura.

In un mercato professionale iper-competitivo, talvolta iper-aggressivo – basti pensare al dietro le quinte del sistema moda, della finanza o delle grandi corporazioni – optare affinché il proprio guardaroba sia sempre una finestra trasparente sulla nostra bellezza e autenticità può essere, oltre che un po’ingenuo, rischioso.

Nasce così la tentazione di rifugiarsi nella “maschera”, un’armatura tessile che sembra proteggerci proprio perché attinge a un codice visivo condiviso, a un cliché rassicurante e universalmente accettato dall’ambiente in cui ci muoviamo. Ma è proprio qui che si consuma l’inganno più insidioso.

Se quella maschera non è un’adeguata ed evoluta emanazione di ciò che siamo, non solo ci condanna all’omologazione più anonima, ma finisce per tradirci. Agli occhi di un osservatore attento e strategico, un abito indossato solo per imitazione o difesa trasmette crepe invisibili: rivela insicurezza, scollamento, o peggio, lancia messaggi errati e distorti che mai avremmo voluto comunicare, trasformando lo scudo protettivo in un boomerang per la nostra credibilità.


Dov’è dunque il confine tra maschera che protegge e cliché che ci omologa?

Il cliché che protegge: la psicologia dell’armatura visiva

Nel teatro classico, la maschera serviva a far arrivare immediatamente al pubblico il ruolo del personaggio. Nel mondo del lavoro contemporaneo accade lo stesso. Indossare il “cliché” del proprio settore (solo a titolo di esempio, il total black minimalista della moda, il completo rigoroso dell’alta finanza, la giacca destrutturata del creativo) assolve a due funzioni vitali:

  1. Economia di pensiero per l’interlocutore: in quanto risponde istantaneamente alle aspettative visive dell’ambiente che rappresenti o nel quale operi, azzerando i pregiudizi iniziali, attivando un preliminare adeguato link in relazione alle regole della ‘prima impressione opportunamente data’ e posizionandoti subito come “uno del club”.
  2. Scudo emotivo per te: Crea una linea di demarcazione netta tra il tuo Io professionale e il tuo Io privato.

Quando entri in un ambiente altamente competitivo o conflittuale, quell’abito studiato con impeccabile regia, non sta nascondendo la tua vulnerabilità: la sta proteggendo. È un’armatura tessile che assorbe i colpi, le critiche e le tensioni della giornata, lasciando intatta la tua essenza profonda, al contempo comunicando quell’aspetto valoriale e di forza che decidi coerentemente alla circostanza e contesto voler far affiorare.

Con la Dott.sa Castelli presso il Circolo dei Lettori di Torino

La Trappola dell’omologazione

Tuttavia una maschera indossata troppo a lungo, senza consapevolezza, rischia di diventare una gabbia. Se ci si nasconde sempre dietro il “vestito giusto” per non essere mai davvero visti, o per la paura venga visto ciò che in vero principalmente “vediamo noi di noi stessi”, il rischio è di perdere il contatto con la propria identità comunicativa — e con essa, la capacità di essere memorabili, riconoscibili, autentici quando serve davvero, diventando un numero in una stanza.

Il cliché protegge, ma può anche appiattire. La vera competenza sta nel sapere quando, come e attraverso cosa fare la differenza, plasmandolo di accorgimenti che divengono stile in grado di distinguerci senza comprometterci.

Questo meccanismo di difesa e affermazione non è esclusiva di chi calca i front row delle sfilate o siede nei consigli di amministrazione. Ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni, affronta piccole e grandi arene comunicative.

Decidere la mattina cosa indossare non significa solo chiedersi “Cosa mi sta bene?”, ma chiedersi: “Di quale energia e di quale scudo ho bisogno oggi?”

  • Il potere del camouflage: Ci sono giorni in cui l’obiettivo è mimetizzarsi, osservare senza essere costantemente al centro dell’attenzione. Un look sobrio, dai toni neutri e dalle linee pulite, diventa il tuo mantello dell’invisibilità.
  • Il potere della presenza: Ci sono giorni in cui, invece, devi negoziare, chiedere un aumento o gestire un conflitto. In quel momento, un colore saturo (come il rosso, il bordeaux o il blu notte), una linea di spalle ben definita o un accessorio scultoreo diventano una dichiarazione di intenti. Segnalano che sei decisamente pronto a occupare lo spazio.

Il paradosso dell’autenticità

Talvolta l’autenticità viene confusa con la totale nudità emotiva. Ma la vera padronanza della propria immagine sta nel capire che siamo noi a decidere “quanto” e “cosa” di noi esibire al mondo. E questo consta di un tanto vero quanto serio impegno, facendo del nostro Guardaroba un vero e proprio strumento di raffinata strategia. Usare l’abbigliamento come maschera consapevole non significa essere falsi: significa essere strategici. Significa capire il codice del gioco e decidere di giocarlo alle proprie regole, protetti dal proprio stile che in quanto tale non deve mai prescindere da un’aderenza con la nostra identità intrinseca, che può essere comunicata tramite un colore, la scelta di un taglio sartoriale o un semplice accessorio. Può esserci identità nel portamento e nella dialettica non verbale ed il camouflage strategico divenirne elemento di adeguata compensazione stilistica e gradimento generato nei nostri interlocutori.

Poiché ad un osservatore attento spesso giunge di noi (consciamente o inconsciamente) più quello che cerchiamo di nascondere che la nostra reale capacità di esserci mimetizzati ed in tal caso non solo il nostro sforzo di celarci sarà stato vano ma avrà altresì generato spiacevoli equivoci alla lettura della nostra persona e/o finalità professionali.

Il guardaroba non è solo una collezione di tessuti confezionati per coprirsi, né un semplice vezzo estetico. È il tuo primo canale di comunicazione non verbale, il tuo ufficio stampa personale e, quando serve, il tuo scudo più elegante o potente. Amministralo con intelligenza.

Se saper calibrare stilisticamente quanto “codice condiviso” usare e quanto invece lasciare autenticamente emergere di Te è una competenza su cui senti necessità di lavorare, scrivimi per comprendere come posso aiutarti nel pianificare e ristrutturare il Tuo più significativo ed onnipresente Amico, concreto Sostenitore ed efficiente, in termini di comunicazione, Amministratore Delegato: il Tuo Guardaroba.

In questo periodo di saldi estivi può ancor più rivelarsi un significativo investimento.


Parte di queste riflessioni sono state da me veicolate nell’intervento presso il Circolo dei Lettori con la giornalista Mediaset la Dott.sa Castelli, ne trovate un estratto qui di seguito.

https://www.instagram.com/reel/DNLr_pmsUkb/?igsh=MW05ZWVieHQzamVmYg==

Sempre caramente,
Alessandra Belotti 

LEGGI ANCHE:


ALESSANDRA BELOTTI

Torinese di nascita, milanese di adozione. Una carriera da fotomodella e indossatrice, svolta per quindici anni presso le più prestigiose agenzie, nelle più importanti capitali della moda nazionale ed internazionale.
Gli anni accanto ai grandi Maestri della Moda, unitamente agli studi in Architettura al Politecnico, hanno condotto Alessandra Belotti a veicolare, in altrettanti quindici anni di attività, tutto il bagaglio acquisito in tale magico ambiente, nel potenziamento e cura della Consapevolezza Estetica e Comunicazione Stilistica della Persona, attraverso lo sviluppo di un segreto oggi da lei chiamato il Tu Esponenziale, il suo Metodo.

Leave a Comment